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Tassi mutuo spiegati: IRS, Euribor, Eurirs

I tassi sul mutuo sono stati oggetto di una singolare polemica politica nel corso degli ultimi mesi, quando da più parti si è sostenuto che il rialzo dello spread tra i titoli decennali tedeschi e quelli italiani avrebbe comportato conseguenze disastrose per chi stia pagando le rate per il finanziamento della propria casa.

Polemica singolare in quanto i tassi sul mutuo non dipendono certo dallo spread in questione, ma da altri indicatori.

Andiamo perciò a vedere quali.

IRS: di cosa si tratta?

Il primo di questi indicatori è l’IRS (Interest Rate Swap), ovvero il valore del tasso d’interesse che viene applicato ad un mutuo a tasso fisso. Esso viene in pratica ad essere oggetto di una stipulazione tra la banca interessata e un soggetto disposto a correre i rischi di una speculazione su un dato medio annuo.

Oggetto di questa transazione è proprio il denaro che poi sarà rivenduto al richiedente del mutuo.

Il valore in questione viene determinato tenendo conto di quanto accade sui mercati obbligazionari, ovvero sulle loro oscillazioni. Proprio da qui ne consegue la grande attenzione per l’IRS storico, ovvero per quanto è accaduto nel passato in questi mercati.

In pratica, la banca, prima di stipulare il contratto, esamina la media delle rilevazioni che sono state fatte nel corso degli ultimi 15 anni, un lasso di tempo adeguato per cercare di fare una analisi su quanto potrà accadere nel futuro immediato o meno.

Una volta che sia stato determinato il valore medio delle tabelle swap nel corso dell’arco temporale preso in considerazione, non resta che aggiungere il valore dello spread al momento della stipula del contratto con il mutuatario, ovvero il costo aggiuntivo (detto anche ricarico) il quale viene applicato al tasso di base già richiesto al mutuatario.

Proprio lo spread va a formare il guadagno dell’ente erogante, rimanendo fisso per tutta la durata del mutuo.

Euribor ed Eurirs

Per quanto riguarda il tasso di base, esso muta a seconda che il mutuo scelto dal cliente sia fisso o variabile. Nel primo caso quello di riferimento sarà l’Eurirs, nel secondo l’Euribor.

Euribor

L’Euribor è il tasso interbancario di riferimento che viene comunicato ogni giorno dalla European Money Markets Institute (EMMI, in precedenza indicata come European Banking Federation, EBF) alla stregua di media dei tassi d’interesse che sono pretesi da banche attive nel mercato monetario dell’euro, sia nell’eurozona che nel resto del mondo.

Si tratta di banche che offrono depositi interbancari a termine in euro ad altri istituti i quali poi useranno il denaro ricevuto per le loro operazioni. La nascita dell’Euribor è avvenuta il 4 gennaio 1999, lo stesso in cui ha fatto il suo esordio l’euro, andando a prendere il posto dei diversi tassi di mercato monetario sino a quel momento utilizzati nei singoli Paesi, come ad esempio il Ribor (Roma Interbank Offered rate) usato in Italia. 

A calcolare materialmente l’Euribor è Global Rate Set Systems Ltd (GRSS), una società specializzata nell’amministrazione di indici di riferimento (benchmark), la quale agisce come Calculation Agent per conto di EMMI sulla base di un contratto formale che prevede l’applicazione degli standard operativi definiti in un Service Level Agreement.

In pratica non è altro che la media semplice dei tassi forniti dalle banche facenti parte del panel, una volta che abbiano provveduto all’esclusione dal computo del 15% più alto e più basso dei tassi ricevuti, arrotondata poi a tre decimali.

Eurirs

L’Eurirs (Euro Interest Rate Swaped) viene a sua volta emesso dalla Federazione Bancaria Europea (FBE) e calcolato in base alla media ponderata delle quotazioni complessive delle banche attive nei paesi facenti parte dell’Unione Europea. Esso è correlato alla durata del prestito e non alla sua entità, e il suo livello si alza tanto più si allunga il piano di rientro del finanziamento.

Il ruolo della Banca Centrale Europea

In questa discussione, un ruolo assolutamente dominante è poi quello rivestito dalla Banca Centrale Europea (BCE), ovvero l’istituzione incaricata dell’attuazione della politica monetaria per i Paesi che hanno deciso di aderire all’Unione Europea formando la cosiddetta zona euro, oltre che della politica di vigilanza sugli enti creditizi.

La sua sede è a Francoforte sul Meno e con il passare del tempo essa ha assunto un’importanza sempre più rilevante, proprio perché dalle sue decisioni dipende molta della stessa politica europea.
Basti pensare in tal senso a quanto accaduto negli ultimi anni, quando la crisi innescata nel 2008 dallo scoppio della bolla dei mutui Subprime ha condotto l’economia verso una gelata dei consumi disastrosa.

Proprio per cercare di attenuarne gli effetti, la BCE guidata da Mario Draghi ha deciso di adottare il cosiddetto Quantitative Easing, un programma di aiuti alle banche dell’Eurozona, il quale prevedeva in pratica la concessione di denaro con tassi d’interesse bassissimi. L’intenzione era con tutta evidenza quella di fare in modo che il sistema bancario e creditizio non facessero mancare il loro sostegno alle imprese e alle famiglie, concedendo quei prestiti che stavano venendo meno a causa della paura innescata dalla crisi.

Va infatti rilevato come proprio le difficoltà economiche avessero spinto molte persone a sospendere il pagamento delle rate previste nei piani di ammortamento di mutui e prestiti ricevuti, innescando un problema gravissimo, quello dei cosiddetti crediti deteriorati. Proprio il mancato ripiano dei piani di rientro aveva portato ad un preoccupante credit crunch il quale rischiava di soffocare sul nascere i primi segnali di ripresa.

Quindi, proprio la concessione di denaro da parte della BCE può avere notevole influenza sull’entità dei piani di rientro. Non a caso, nel corso degli ultimi anni il livello estremamente basso dei tassi di interesse ha spinto sempre più clienti a richiedere un tasso fisso, non senza prima aver dato uno sguardo alle previsioni sulle politiche monetarie della BCE. Basti pensare in tal senso come Christine Lagarde, indicata come successore di Mario Draghi, abbia già confermato l’intenzione di continuare nella politica adottata dal suo predecessore.

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